sabato 3 dicembre 2016
scritto da Valerio Guiggi

Sei un inventore geniale? In palio 30000 dollari se risolvi il problema della cacca spaziale!

Proprio come te che sei sulla terra, anche gli astronauti hanno necessità di fare i propri bisogni. Il problema è che in assenza di gravità questi fluttuano intorno a loro e non è una bella cosa. Se hai un’idea per risolvere il problema potresti vincere un bel po’ di soldi.

Chi di noi non ha mai desiderato almeno una volta nella vita di andare nello spazio, di essere un’astronauta e di volare liberamente in assenza di gravità? Tutti lo abbiamo fatto almeno una volta, e se abbiamo pensato alle cose positive come svolazzare qua e là con la leggiadria di una farfalla, non abbiamo pensato a quelle negative come ad esempio andare in bagno. Si, perché la cacca per gli astronauti è un grosso problema: immagina di farla e quella non cade verso il basso, nel water, ma continua a svolazzarti intorno. Non è simpatico, vero?

Ad oggi, il sistema per evitare questa brutta immagine è quella per gli astronauti di indossare un pannolino, che quantomeno evita che le deiezioni girino per tutta l’astronave andando anche ad importunare gli altri. Ma non è comunque una soluzione ottimale, e questo perché il pannolino si trova sotto la tuta, molto pesante; la tuta non viene tolta spesso, ma a volte rimane per diverse ore, e in questi casi la cacca va tenuta addosso per molte ore. Immaginiamo il fastidio?


Così l’agenzia spaziale americana ha deciso di dire basta, ed ha indetto un concorso a premi (il premio è di 30.000 dollari) a chi riuscirà a trovare una soluzione alternativa e moderna, che permetta agli astronauti di poter fare i loro bisogni con un po’ più di comodità rispetto a quanto accade adesso. Impresa comunque non facile, nemmeno per i migliori ingegneri, visti i requisiti che il concorso impone e (tra l’altro) gli stretti tempi per farsi venire un’idea, perché il concorso è aperto solo fino al 20 di dicembre.

Tra i requisiti, il fatto che debba funzionare per almeno 144 ore, che è il tempo di sopravvivenza umana in caso di un guasto grave della struttura (perché dopo non ci sarebbe più bisogno di usarlo…) e anche che debba resistere a condizioni estreme, come la depressurizzazione, che altrimenti causerebbe una vera e propria esplosione. Lascio immaginare di cosa. Inoltre si pensa anche alla comodità: nello spazio non c’è tempo per fare le cose normali, e deve essere installato in non più di cinque minuti da chi lo dovrà utilizzare.

Un’impresa insomma tutt’altro che semplice, per un premio che, a dire il vero, non è nemmeno così alto: in ogni caso, a noi che siamo quaggiù non sembra grave, perché la gravità da una mano (diciamo) ad eliminare il tutto, mentre lassù non è così. E la cosa più incredibile è che gli astronauti, circondati da alcune tra le tecnologie più raffinate al mondo, utilizzino ancora un metodo così antiquato per raccogliere le loro produzioni: insomma, fatti venire un’idea geniale e dai una mano. Quei soldi, magari, stanno aspettando proprio te.