lunedì 26 settembre 2016
scritto da Valerio Guiggi

Un “hacker della mente” può inserire nel tuo cervello ricordi che non sono mai accaduti

Siamo sempre convinti che se c’è qualcosa di noi che è inviolabile questo è la nostra mente, sono i nostri ricordi. Molti studi ci dimostrano che non è così, ma non solo: ci sono persone in grado di cancellare i tuoi ricordi reali e falsificarli.

Potrebbe sembrare incredibile, ma è così, ed è una nuova professione che sta nascendo in varie parti del mondo, ovviamente tutt’altro che lecita. Li chiamano “hacker della mente”, e proprio come un hacker del computer entra nel computer ed inserisce qualcosa che, di normale, non avrebbe dovuto esserci, la sua “controparte mentale” ti fa ricordare cose che nella tua mente non c’erano. In pratica, ti impianta nella mente alcuni ricordi particolari, ricordi che inizieranno ad appartenere alla tua vita.

Queste persone non utilizzano, però, meccanismi neuroscientifici particolari, come invece si potrebbe pensare. Piuttosto sono degli psicologi, dei bravissimi psicologi, che riescono non solo a capire il funzionamento della tua mente (che è ciò che fanno tutti gli psicologi) ma a manipolarla per i loro scopi, fino a farti credere qualcosa che non è. Perché il ricordo è alla fine solamente una rete di neuroni che si collegano tra loro in un certo modo, e se questo modo riesce ad essere replicato la persona non riesce più a capire se ciò che si trova nella sua mente è reale o non lo è.


Le tecniche richiedono diverse settimane di lavoro, con lunghissime sessioni di manipolazione. Ma questo non è un problema se si vuole convincere una persona innocente di aver commesso un crimine, magari particolarmente grave, così da discolpare il vero colpevole. Le organizzazioni criminali spesso utilizzano questo metodo per far credere ciò che non è, e i soggetti (scelti perché già vulnerabili in partenza, sarebbe difficile farlo su una persona magari importante e conosciuta) vengono così “manipolati” per essere loro stessi, per primi, convinti di qualcosa.

L’obiettivo è quello di far immaginare ciò che non è, e renderlo indistinguibile da ciò che, invece, è stato. Queste persone iniziano a raccontare particolari di un certo avvenimento, come il colore dei vestiti, il cielo, la zona, informazioni personali del soggetto. L’obiettivo, anche se lui dice “non è così – ad esempio – io avevo la maglia rossa, non verde” è quello di farti immaginare  di avere una maglia verde, e ripeterlo a oltranza, fin quando lui, immaginando più la maglia verde che quella rossa, inizia a pensare di aver avuto davvero una maglia verde. Se come base il colore dei vestiti è banale, fa capire come si possano innestare ricordi molto più profondi.

Raccogliere informazioni personali del soggetto, parlare con chi lo circonda, scoprire i suoi segreti anche piccoli, fa capire a lui che la persona che si trova davanti lo conosce bene, meglio di chiunque altro. Creando così un’illusione che confonde il reale con l’immaginario, tanto da riuscire, con intere giornate di lavoro, ad innestare un ricordo inventato. Proprio come un hacker: l’hacker della mente.