Inventato il cemento vivente: si ripara da solo e rende le case più resistenti ai terremoti!


lunedì 21 novembre 2016
scritto da Valerio Guiggi

In futuro il cemento potrebbe non essere più come lo conosciamo, ma potrebbe diventare cemento vivente, che si autoripara sotto i nostri piedi. Questo contribuirebbe a rendere tutti gli edifici molto più sicuri.

Del problema dei terremoti, purtroppo, abbiamo sentito parlare molto negli ultimi mesi. Sono fenomeni non prevedibili, ed hanno una portata così grande che è impossibile per noi uomini, al momento, fare qualcosa, se non subire la loro forza distruttrice. Si, perché l’unica cosa che possiamo concretamente fare, visto che evitarli è impossibile, è prevenire i danni che i terremoti portano. Al di là delle competenze legali, uno dei problemi più gravi, specialmente nel nostro paese, è che molti edifici sono vecchi, molto vecchi. E questo porta ad avere dei cedimenti strutturali che a cose normali non si notano, ma in presenza di un evento del genere sono devastanti.

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Una delle innovazioni più promettenti, che potrebbe dare un grande aiuto nella prevenzione dei danni da terremoto ma più in generale in presenza di cedimenti di ogni tipo è il cosiddetto cemento vivente: un cemento in grado di ripararsi grazie alla sua composizione, facendo in modo che le parti meno raggiungibili delle case, ovvero le fondamenta, siano sempre in ottimo stato grazie all’autoriparazione. Presentato proprio in questi giorni, il cemento vivente si basa sull’azione di esseri microscopici, i batteri.


In pratica, i ricercatori che lo hanno inventato hanno modificato geneticamente dei batteri Escherichia coli, batteri che di normale stanno nell’intestino umano e aiutano la digestione. Fin qui nulla di male, se non che la modifica genetica è avvenuta in due sensi: il primo, invece di percepire altri fattori questi batteri potranno percepire le variazioni di pressione, tipiche dei cedimenti e delle crepe, per iniziare a lavorare; il secondo, è che questi batteri mangeranno ciò che trovano nel terreno, le sostanze organiche, per produrre (diciamo come rifiuti) una sostanza ben precisa simile al calcestruzzo.

L’idea infatti è semplice quanto geniale: se il batterio percepisce una variazione di pressione, a causa dell’erosione dell’acqua, di una crepa o di uno scivolamento del terreno, si attiva e inizia a mangiare e a produrre. Lo farà fin quando la pressione non viene riequilibrata, quindi fin quando non è stato prodotto abbastanza di questo calcestruzzo da riparare completamente il danno che si è venuto a creare, e in questo modo la casa sarà sempre sicura e potrà resistere meglio anche ai fenomeni più grandi. Inoltre si minimizzano le spese di manutenzione, perché non c’è più bisogno di scavare per riparare le fondamenta.

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Ovviamente, l’idea è interessante ma la sua realizzazione è molto complessa, perché abbiamo a che fare con organismi viventi. Che cosa succederebbe se, ad esempio, tutti i batteri morissero? Dobbiamo avere un modo per immetterli di nuovo nelle fondamenta, senza considerare poi che l’acqua (della pioggia) potrebbe  invalidare il loro lavoro. In ogni caso, si tratta di una sfida, ed una delle più interessanti: se questo progetto andasse in porto, in futuro potremmo abitare in edifici molto più sicuri rispetto a quelli odierni.