domenica 19 marzo 2017
scritto da Valerio Guiggi

Computer batte l’uomo a Texas Hold’em, attenuando il divario tra macchine e mente

Una macchina è riuscita a battere, in una serie di moltissime partite, la maggior parte dei campioni di Poker attualmente in carica. Un esempio di come il modo di ragionare delle macchine si sta avvicinando a quello delle persone.

Diversi anni fa fece molto scalpore la notizia che un computer avesse battuto a scacchi il campione del mondo in carica dell’epoca. Fu qualcosa di veramente rivoluzionario, perché che una macchina fosse riuscita a battere un uomo dalla mente così straordinaria da poter diventare campione del mondo di un gioco complesso come gli scacchi era qualcosa di inaudito. Eppure, per un computer non è così difficile battere l’uomo a scacchi: infatti una macchina può calcolare in pochissimo tempo le conseguenze di miliardi di mosse, anche nel lungo periodo, in un modo che la mente umana non potrebbe mai fare.

Wikimedia

Molto più scalpore, invece, dovrebbe fare la notizia di pochi giorni fa del fatto che un supercomputer è riuscito a battere, in una serie di partite, a Poker Texas Hold’em, dieci campioni di poker su undici che erano stati messi alla prova, decretando in questo modo una netta sconfitta dell’uomo da parte delle macchine. Una cosa non da poco, perché ci sono differenze molto importanti tra un gioco come gli scacchi e uno come il poker.


Nello specifico, nel poker (per chi conosce le regole) è necessario modificare continuamente la nostra strategia, far credere all’avversario di avere carte in mano che in realtà non si hanno, e poi cambiare ciò che facciamo in base a come si comportano gli altri: non solo calcoli matematici ma anche intuito, che per una macchina potrebbe essere davvero difficile da mettere in pratica: invece ci è riuscita, riuscendo al contempo a battere non delle persone qualunque, ma degli esperti in quel gioco.

Il motivo di queste vittorie è stato che chi ha programmato il sistema per vincere lo ha fatto in modo da far giocare alla macchina non una sola, grande partita, ma tante piccole micro partite in cui la macchina, indipendentemente dai risultati precedenti e dai giudizi precedenti, iniziava nuovamente a giocare da zero. L’insieme, quindi, è stato suddiviso in tante piccole parti e ognuna di esse è stata interpretata come una nuova partita che poi è stata vinta: un sistema che, nell’insieme, si è rivelato vincente e che ha fatto capire come se una situazione viene analizzata in tanti, piccoli, pezzi, l’intelligenza artificiale riesce a battere quella naturale.

Naturalmente, questo non significa che i campioni di poker saranno sostituiti dalle macchine, ma solamente che siamo arrivati in qualche modo più vicini all’intelligenza umana da parte delle macchine, da un lato, e all’interpretazione della mente umana dall’altra: il fatto che un computer sia riuscito a risolvere un problema complesso come una partita a poker potrebbe significare che, in futuro, possa riuscire anche a risolvere problemi più compelssi, come quelli che oggi risolvono gli uomini, anche in altri ambiti.