10 comportamenti davvero disgustosi degli antichi romani che non avresti immaginato!


mercoledì 21 settembre 2016
scritto da Valerio Guiggi

Leggendo i libri di storia ci sorprendiamo di come gli antichi romani fossero civilizzati, per essere una società di 2000 anni fa. Il problema è che erano civili solamente per alcune cose, non per altre, come quelle che abbiamo raccolto in questa lista.

Quando pensiamo agli antichi romani, li immaginiamo come una società molto civile e non troppo diversa da quella di oggi. Purtroppo, l’immaginario che creano i film e i tanti testi scritti a proposito di questa società spesso sono ben diversi dalla realtà storica dei fatti, che si viene a conoscere leggendo i testi antichi originali; così si scoprono una serie di comportamenti dei romani che erano davvero disgustosi, e che vi faranno storcere il naso non poco: ecco quali sono.

10. Lavavano i vestiti (e i propri denti) con l’urina


La prima cosa è abbastanza conosciuta, perché spesso si insegna a scuola. Gli antichi romani lavavano i vestiti nell’urina, per colorarli, in quanto le sostanze contenute nella pipì aiutano il colore a rimanere adeso al tessuto. Per questo c’erano persone che nella loro vita non facevano altro che raccogliere l’urina degli altri. Ma la cosa più disgustosa è che qualcuno usava anche la propria urina per lavarsi i denti, che -dicevano- diventavano bianchissimi: potremmo provare anche noi, ma forse è meglio far rimanere il dubbio.

9. Nei bagni c’era una sola spugna per pulirsi


Altra cosa abbastanza disgustosa, nonché pericolosa per la salute, era questa: nei bagni pubblici era presente una sola spugna per pulirsi, che usavano tutti. Questo era un ottimo modo per diffondere le malattie parassitarie umane, che ai tempi erano molto frequenti, ed era anche uno dei motivi per cui le persone che avevano il bagno privato lo preferivano di gran lunga a quelli pubblici; del resto, il concetto di igiene non era proprio quello di oggi…

8. Spesso i bagni esplodevano (letteralmente)


Nell’antica Roma, esisteva una preghiera alla dea Fortuna perché salvasse le persone prima dell’ingresso in un bagno pubblico. E non era per la puzza, ma perché spesso questi bagni, letteralmente, esplodevano; le feci finivano in un serbatoio chiuso dove la pressione aumentava costantemente a causa della fermentazione del materiale organico, che diventava metano. Quando la pressione era troppo alta, c’erano cedimenti ed esplosioni. È comprensibile il perché della preghiera prima di entrare: non doveva essere bello rimanere coinvolti in una cosa del genere…

7. Il sangue dei gladiatori morti era considerato una medicina


Una delle cose più disgustose che riguardavano gli antichi Romani era quella di considerare il sangue dei gladiatori morti una medicina. I gladiatori che perdevano pagavano con la vita, e il loro cadavere era immediatamente portato via da alcuni responsabili che ne raccoglievano il sangue; questo, successivamente, veniva venduto. Si riteneva che servisse a curare in particolare l’epilessia. Quando i gladiatori scomparvero da Roma, perché illegali, la stessa cosa continuò con il sangue dei prigionieri decapitati.

6. La pelle dei gladiatori vincenti diventava una crema per il viso


Sappiamo, anche dai film, che i gladiatori prima di combattere si ricoprivano d’olio per fuggire alla presa avversaria. Se il sangue del perdente veniva bevuto, il vincente dopo la battaglia veniva “strigliato”, ovvero veniva rimosso l’olio, con la pelle morta e il sudore, dal suo corpo. Questa patina però non veniva buttata ma, anzi, aveva un altro utilizzo: diventava una crema per il viso, destinata alle donne, che ritenevano così di diventare irresistibili per gli uomini.


5. Le prostitute lavoravano tranquillamente per strada


Si può essere d’accordo o meno con il “comune senso del pudore” di cui si parla nella normativa italiana, ma credo che a nessuno piacerebbe vedere persone che si accoppiano per strada davanti a tutti gli altri. Nell’antica Roma questo succedeva, e le prostitute che lavoravano agli angoli della strada facevano proprio tutto agli angoli della strada. Per cui non era difficile trovarle al lavoro mentre si passeggiava per la città, senza alcun tipo di pudore.

4. I simboli fallici erano dappertutto

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Gli scavi di Pompei, che per ovvi motivi non sono stati interessati dalle culture successive, ci danno un’ottima idea di quanto l’organo genitale maschile fosse importante a Roma. Le sue riproduzioni erano dappertutto, senza alcuna eccezione; statue del dio Priapo ad ogni angolo, organi raffigurati negli affreschi e addirittura scolpiti nel terreno; a Pompei si vede anche un bel fallo indicare la direzione del lupanare più vicino.

3. Prima delle battaglie, i romani mostravano il sedere e…


Anche questa usanza potrebbe sembrare incredibile, ma prima delle battaglie era uso tra i romani mostrare il sedere ed emettere aria verso i nemici. Era chiaramente un gesto offensivo verso di loro, e aveva lo scopo di far infuriare gli altri per mettere a soqquadro la strategia che intendevano usare. Anche se potrebbe sembrare una cosa stupida, in realtà molte volte ha funzionato perfettamente.

2. I romani ricchi mangiavano, poi vomitavano per tornare a mangiare


Anche questa cosa se qualcuno la facesse oggi meriterebbe l’ergastolo, e invece era considerata normale. Per i romani, visto che il cibo era poco, mangiare era uno status-symbol, specialmente per quelli ricchi, che mangiavano a più non posso. Quando il loro stomaco, ai banchetti, era pieno, vomitavano per terra giusto per poter tornare a mangiare. Seneca stesso ci fa sapere che esistevano degli schiavi il cui compito era quello di ripulire il vomito dal terreno.

1. La bevanda energetica a base di sterco di capra

Pustumben

Pustumben


Ma la cosa più disgustosa in assoluto è la bevanda energetica degli aurighi romani, che bevevano prima di iniziare la loro attività. Cacca di capra bollita nell’aceto, che era considerata una prelibatezza e dava un po’ di sprint in più dal punto di vista fisico. La cosa particolare è che il bere questa roba non era un’imposizione dall’alto ma, anzi, era un piacere; nessuno la amava più dell’imperatore Nerone.