Un computer in una cellula: ecco la nuova invenzione dei ricercatori americani


lunedì 15 agosto 2016
scritto da Valerio Guiggi

Gli scienziati di un istituto americano sono riusciti ad inserire un intero computer all’interno di una cellula. Sarà utile per monitorarne le funzioni, ma anche per controllarla con specifici impulsi, per un grande passo verso la sconfitta delle malattie.

Una delle notizie più incredibili dal mondo della scienza arriva dall’America, dove gli scienziati di uno degli istituti di tecnologia più importanti del mondo sono riusciti a fare qualcosa che ha davvero dell’incredibile: hanno creato un minicomputer e lo hanno inserito all’interno di una cellula. Un piccolo computer che sia in grado di monitorarne le funzioni, ma che possa anche inviare degli impulsi e, praticamente, “programmare” la cellula in questione perché riesca ad eseguire compiti che normalmente non avrebbe eseguito. Un ibrido vita-macchina, potremmo dire.

biological-analog-computers-in-cells-640x353

Il lavoro ha richiesto moltissima ricerca, perché non è semplice inserire un computer del genere in un organismo vivente. E non per un problema di dimensioni (ci sono chip per i computer che sono infinitamente più piccoli di una cellula) quanto per una questione di interazione con la cellula stessa; mettere in una cellula un computer che poi non è in grado di interagire con essa è una cosa completamente inutile. La notizia incredibile, invece, è che questo ci riesce.


Come funzione preliminare, infatti, l’idea è quella di utilizzarlo come un sistema di monitoraggio delle cellule stesse. Sappiamo, infatti, che esistono geni specifici che regolano la comparsa del cancro: un computer del genere potrebbe monitorare costantemente l’attivazione genetica e qualora questo sistema dovesse attivarsi prendere fin da subito le dovute precauzioni. Ma i ricercatori sono riusciti anche, in qualche modo, a comunicare con la cellula, attraverso impulsi elettrici che hanno determinato la produzione di molecole specifiche che la cellula normalmente non avrebbe prodotto.

Questo sistema per adesso è stato utilizzato unicamente per alcuni organismi unicellulari, cioè in batteri E. coli, alcuni tra i più comuni del nostro pianeta. Il problema più grande, infatti, sarà quello di estenderne la funzione dagli organismi unicellulari a quelli pluricellulari: visto che, a differenza di tutti gli altri componenti della cellula, il computer non è in grado di riprodursi autonomamente, sarebbe sempre e comunque limitato ad una sola cellula e, soprattutto, se questa dovesse morire o essere distrutta dall’organismo stesso questo ritrovato di tecnologia diventerebbe completamente inutile.

Questo, però, non significa che la scoperta non sia importante, anzi è molto interessante: non appena scopriremo come superare questo ostacolo, infatti, potremo scoprire nuove interazioni possibili con le cellule umane e riusciremo non solo a controllare costantemente lo stato di salute delle persone con un monitoraggio continuo, che ci permetta di individuare le patologie fin dall’inizio, ma potremo anche interagire con il corpo stesso, ad esempio inviando il sistema immunitario a combattere contro cellule maligne, come quelle tumorali, prima che crescano troppo, o combattendo con intensità anche malattie che sono poco considerate dal nostro sistema di difesa, come il virus HIV. Una scoperta dalle prospettive incredibili i cui sviluppi, però, potremo vedere solo nei prossimi mesi e anni.