venerdì 25 novembre 2016
scritto da Valerio Guiggi

Liste d’attesa troppo lunghe in ospedale: lui si opera da solo a casa!

La lista d’attesa in ospedale era troppo lunga, e se non si fosse operato un uomo inglese avrebbe rischiato la setticemia e quindi la vita. Così ha pensato di ricorrere ad una soluzione drastica, quella di operarsi da solo.

Tutti ci siamo scontrati, almeno una volta, con le liste d’attesa praticamente infinite negli ospedali. Sono molte le persone che hanno bisogno di una visita, e che magari non hanno le possibilità economiche per pagarla presso un medico privato, costrette ad aspettare a volte anche qualche anno prima di poterla fare: un problema che sta diventando sempre più grave e che potenzialmente sarebbe anche mortale, come la situazione in cui si è trovato l’uomo di cui oggi vi raccontiamo la storia. Inglese, stava aspettando ormai da due anni la sua operazione perché già una volta, arrivato il suo turno, questa era stata annullata e aveva dovuto aspettare di nuovo da capo.

130522085470_tracciabilita-dei-ferri-chirurgici

L’uomo era già stato operato, diversi anni prima, per un problema intestinale, e alla fine dell’operazione aveva rilevato la presenza di una piccola protuberanza nei pressi della cicatrice. Nulla di male, almeno fin quando questa protuberanza non ha iniziato a crescere e a dargli fastidio; è allora che ha cercato di capire che cosa fosse, e ha scoperto che si trattava di un lungo filo di nylon chirurgico rimasto nel suo addome (la protuberanza era l’infiammazione causata dalla punta di questo filo).


Il filo era particolarmente spesso e, visto che era molto lungo, i continui movimenti dell’uomo (quelli normali, della vita) lo vevano portato ad annodarsi, formando ben 12 nodi. Appariva chiaro, a quel punto, che operarsi di nuovo era essenziale per risolvere il problema perché la parte intorno a questo filo si stava infettando, ed era questo a causargli fastidio: se l’operazione non fosse stata relativamente breve l’infezione avrebbe potuto entrare nel sangue causando così la setticemia, che può essere mortale. È da lì che è iniziata l’odissea dell’uomo che, per non morire (letteralmente) aspettando, ha pensato di risolvere la cosa per conto proprio, operandosi da solo.

Così si è fatto prestare degli attrezzi chirurgici, e l’anestetico, da un amico dentista, ed ha modificato gli attrezzi per adattarli alle sue esigenze (perché erano attrezzi da dentista); essendo ingegnere, sapeva come fare. A quel punto, preparato il campo operatorio, si è aperto da solo ed ha dovuto sciogliere tutti e dodici i nodi per poter poi rimuovere il filo e ricucirsi da solo. L’operazione è andato a buon fine e dopo essere riuscito ha pensato di dire tutto a dei giornalisti per far conoscere la sua storia e, soprattutto, la sua odissea.

Solo a quel punto l’ospedale in cui era in lista ha fatto sapere che, comunque, lo seguirà nel post-operatorio per assicurarsi la sua salute, dichiarando però che la cosa che ha fatto l’ingegnere è sbagliata, per evitare tentativi di emulazione. Tentativi che, però, si potrebbero risolvere alla radice se le liste d’attesa negli ospedali, inglesi come italiani, fossero più corte e dessero a tutti la possibilità di curarsi in tempi brevi.