Ecco la soluzione definitiva alle inondazioni: i castori!


mercoledì 15 marzo 2017
scritto da Valerio Guiggi

La commissione forestale inglese ha pensato di sostituire la costruzione umana delle dighe con quella dei castori, che costruiscono dighe davvero solide. Una soluzione interessante, se non fosse per le conseguenze che l’introduzione dei castori in un nuovo ambiente potrebbe avere.

Questa notizia potrebbe sembrare ridicola, magari inventata da qualche bambino dopo aver visto un documentario in televisione che parlava dei castori, e della loro capacità di creare dighe resistenti per evitare le inondazioni. Purtroppo non è così: la proposta di utilizzare i castori, semplicemente introducendoli nell’ambiente, per evitare i disastri relativi alle inondazioni, è della commissione forestale inglese che ha lanciato questa proposta addirittura come “soluzione definitiva al problema delle inondazioni”: una scelta che avrebbe lati positivi e lati negativi.

Il problema di partenza, come sempre, sono i soldi. In particolare, complice la crisi economica e la Brexit, non ci sono abbastanza fondi da investire nella prevenzione del dissesto idrogeologico, in particolare nelle aree più rurali del paese e sulle isole, in cui i problemi si sentono particolarmente anche per la difficoltà nel loro raggiungimento. Una diga, insomma, costa troppo e la soluzione “geniale” sarebbe quella di introdurre i castori nell’ambiente e far fare a loro il “lavoro sporco”, considerando che le dighe costruite dai castori sono così solide da poter contenere fino a 1000 tonnellate d’acqua, in certi casi.


Naturalmente, le polemiche a questa idea non sono certo mancate. Il castoro è un animale  noto per la sua abilità di costruire le dighe, ed effettivamente in alcune situazioni ha rappresentato una salvezza per le cittadine ubicate sul fondo di una valle. Questo perché, pur non essendo le dighe del castoro particolarmente grandi (al massimo sono un metro e mezzo dal fondale del fiume) riescono, costruite su vari livelli, a contenere l’acqua con un sistema “a ponteggio” e se una pioggia particolarmente forte fa straripare il fiume inonda prima la diga in sé, poi scende sotto, limitando così la violenza con cui l’acqua scende a valle. Le tonnellate d’acqua, insomma, vanno conteggiate come separate, e non tutte in una volta.

Le polemiche riguardano naturalmente l’introduzione di un animale che non fa parte dell’ecosistema in un territorio a lui sconosciuto: il pericolo non sarebbe infatti per i castori, che stanno a climi anche molto rigidi, quanto per le altre specie animali che vivono dove verrebbero reintrodotti, che potrebbero avere uno svantaggio dall’introduzione (e, soprattutto, dalla riproduzione incontrollata, mancando i predatori) dei castori.

I castori, poi, creano le dighe per rendere sicure le loro tane, che però sono scavate nel terreno. E spesso rosicchiano alberi fino a farli cadere per avere il materiale per costruire e riparare la diga; ma un albero che, con le sue radici, reggeva il terreno, se cade non ha più questo effetto e si rischia una frana, in territori che non sono adatti alla presenza dei castori. Insomma, l’idea di utilizzare un sistema assolutamente naturale per costruire non sarebbe in generale sbagliata, ma allo stesso tempo bisogna considerare una serie di conseguenze che potrebbero essere disastrose in un territorio che “non è fatto” per i castori.