Gli universi paralleli potrebbero esistere: lo conferma un nuovo studio scientifico


domenica 16 ottobre 2016
scritto da Valerio Guiggi

Gli universi paralleli sono una delle teorie fisiche più affascinanti in assoluto, ma uno studio scientifico rilasciato in questi giorni ci fa pensare che universi simili, ma separati, dal nostro, potrebbero essere davvero presenti. Con conseguenze incredibili.

Una delle teorie scientifiche più affascinanti di sempre, sulla quale purtroppo sarà difficile avere una risposta certa o, quantomeno, conoscerla per noi in questa vita, è la teoria degli universi paralleli. L’idea, insomma, che oltre al nostro universo ce ne sarebbero tanti altri, in tutto e per tutto simili al nostro (o magari completamente diversi) in cui ci sarebbero degli “altri noi” che avrebbero avuto uno sviluppo indipendente dal nostro. Un tema ricorrente nella fantascienza, ma che a parte alcune teorie fino ad oggi non ha mai trovato un riscontro nella scienza vera.

Questo, nonostante alcune teorie abbiano come conseguenza la possibilità che esistano degli universi paralleli; tra queste la teoria delle stringhe e la teoria delle bolle, che oggi è la più accreditata nel mondo fisico, e che almeno in linea teorica confermerebbe la loro esistenza. Ma a queste teorie si è aggiunto qualche giorno fa uno studio scientifico che, se portato avanti, potrebbe quantomeno portarci più vicini al “si” o al “no” da questo punto di vista.


Lo studio, in pratica, utilizzava il telescopio di Plank per studiare la cosiddetta radiazione cosmica di fondo, ovvero la radiazione elettromagnetica residua del Big Bang che si trova in tutto l’universo (possiamo vederla come “l’eco del Big Bang, se vogliamo”); lo scopo era quella di mapparla, fornendone la disposizione, ed è qui che si sono trovate delle anomalie: essenzialmente questa radiazione non è uguale in tutti i punti, come ci potremmo aspettare, ma è variabile, e in alcuni punti si rivela essere più forte che in altri, in cui è più debole, un po’ come la luce in una città durante la notte.

Il fatto che esistano dei punti in cui questa radiazione è più forte, come dei “lampioni” di notte, indicherebbe che questa energia non è quella residua del Big Bang, ma che sta provenendo, in questo momento, da un’altra parte. Vediamo la questione come una lampadina: man mano che ci si allontana, la luce si indebolisce in modo uniforme, e si accentua solo se io metto un’altra lampadina, ovvero un’altra fonte di energia, lontano dalla prima. E se in quel punto non c’è nulla, da dove potrebbe arrivare quell’energia se non da un universo parallelo, da “un’altra lampadina”, se vogliamo?

La risposta, naturalmente, è un’altra teoria ben lontana dall’essere dimostrata, ma è comunque affascinante pensare che in quei punti ci sarebbe una specie di portale che conduce ad un altro universo. O, meglio, che in questo caso condurrebbe “gli altri” nel nostro, di universi. Come se gli universi ci fossero e, come bolle di sapone, si formassero dall’universo madre, sottraendo energia, per poi rimpicciolire di nuovo, restituendola all’universo madre nella stessa forma. Una teoria interessante che sarà studiata, in futuro. E chissà quali potrebbero essere le conseguenze.