I fisici hanno simulato la quinta dimensione: così la fisica conosciuta potrebbe non essere più valida


sabato 25 giugno 2016
scritto da Valerio Guiggi

Una simulazione che cercava di spiegare il funzionamento dei buchi neri è riuscita a scuotere il mondo della fisica, mettendo in discussione tutte le certezze che abbiamo da più di un secolo. Perché?

Ci sono sempre stati, nella storia della scienza, dei momenti in cui tutto veniva rimesso in duscussione, nei vari ambiti. E oggi questo succederebbe con la fisica, almeno se la simulazione che alcuni fisici di un’università inglese dovessero essere confermate, e comunque non lo saranno prima di qualche anno. Si, perché questi fisici hanno teorizzato, poi simulato al computer, un modello dello spazio composto non da quattro dimensioni, quelle dello “spaziotempo”, bensì da cinque, con una dimensione in più. Che riuscirebbe a spiegare cose ad oggi inspiegabili.

La partenza della ricerca è qualcosa di misterioso che si trova nell’universo come i buchi neri. Nessuno ne ha visto uno, ma da anni ormai i fisici cercano di spiegare il loro funzionamento, in quanto sono oggetti che non si possono né esplorare (perché sono troppo lontani), né vedere (perché assorbono la luce). Insomma, sono in assoluto tra gli oggetti più misteriosi dell’universo, e lo sono soprattutto perché la fisica non riesce a spiegarli con le formule che abbiamo attualmente.

Del resto, non è che le formule siano recentissime. Nonostante l’avanguardia tecnologica a cui siamo giunti, il modello fisico attualmente utilizzato, anche per fare cose come lanciare i satelliti o far atterrare l’uomo sulla luna, o utilizzare il GPS, è quello proposto da un certo Einstein all’inizio del ‘900. Lui che non aveva supercomputer, non aveva laboratori, non aveva team al suo cospetto ma solo, ed essenzialmente, carta e penna, è riuscito a ideare un modello che non solo è ancora valido e permette di fare cose fantascientifiche per i suoi tempi, ma che per essere messo in discussione ha richiesto un supercomputer che fa 40 trilioni di operazioni al secondo.

In questa simulazione, comunque, si è provato a ricostruire la nascita di un buco nero, utilizzando un modello pentadimensionale, e si è visto che il comportamento di un oggetto che entra al suo interno, con questo modello, sarebbe possibile: insomma, ci sono degli indizi che ci direbbero che lo spazio in cui viviamo è effettivamente composto da cinque dimensioni, perché una quinta (che per adesso non ha nome, essendo un modello) spiegherebbe fenomeni che le quattro dimensioni “classiche” non sanno spiegare.

Rimarrebbe però, così, un piccolo problema: sebbene questo team sia riuscito a simulare il comportamento di un buco nero con cinque dimensioni, se la ricerca dovesse andare avanti in questo senso e scoprissimo che una quinta dimensione esiste davvero non avremmo un modello fisico da seguire per spiegare il mondo: insomma, avremmo scoperto che tutto ciò che sappiamo sullo spazio e sul tempo è sbagliato, pur senza sapere qual è la versione giusta. E questo non sarebbe un problema da poco. Perché sarebbe un po’ come scoprire che fino ad oggi abbiamo vissuto dentro un film, dentro una finzione. E che la vita vera, quella dell’universo, è un’altra. Che non conosciamo…