Domani arrivano i Re Magi: ma cosa sappiamo storicamente di loro?


giovedì 5 gennaio 2017
scritto da Valerio Guiggi

La tradizione dei Re Magi ci fa pensare che fossero tre re orientali che, seguendo una stella cometa, portarono dei doni ad un bambino in fasce. Secondo gli storici, però, in realtà non sarebbe andata così: ecco perché.

Domani è il 6 Gennaio, giorno dell’epifania, giorno in cui si celebra, secondo la tradizione cattolica, l’arrivo dei Re Magi al cospetto di Gesù, nato da poco, per portare i loro doni. Un evento prodigioso, perché è strano che tre re orientali siano partiti per adorare un bambino appena nato, e per questo considerato importante dalla religione; gli storici, però, hanno provato a capire qualcosa in più su queste persone e a capire che cosa sia successo veramente nel momento della nascita di Gesù: le risposte che hanno trovato sono davvero incredibili.

Per prima cosa, si parla di Re Magi, ma in realtà si dovrebbe parlare solo di Magi, perché queste persone non erano dei re, ma dei magi appunto. Magi nel senso di maghi, che al tempo erano i sapienti, e una delle discipline di cui avevano la maggior conoscenza era l’astronomia, che è poi quella che li ha indotti a mettersi in viaggio per portare i loro doni al bambino. Seguendo una cometa, per la tradizione, mentre per gli astronomi odierni stavano seguenti il pianeta Giove.


Ai tempi, infatti, si era capito che alcuni astri si muovevano velocemente rispetto agli altri, ma fin quando Galileo non guardò nel telescopio non sapevano che fossero dei pianeti. Per loro erano semplicemente stelle, tutte, e Giove rappresentava la regalità. In quel tempo successe un evento particolare: la posizione di Giove e della Terra si trovò in un’angolazione tale che, per qualche sera, il pianeta sembrò fermo nella stessa posizione rispetto alle stelle (a causa delle due rotazioni). Se da Gerusalemme, punto di osservazione, si guardava che cosa c’era sotto a Giove si vedeva la città di Betlemme: è questo che ha indotto i Magi a partire e scoprire il perché di questo fenomeno particolare.

Da altri studi, poi, sappiamo che Gesù non è nato nell’1 a.C. (l’anno zero non esiste), bensì alcuni anni prima, tra il 6 e il 7 a.C., periodo in cui re Erode, personaggio biblico, era ancora vivo. L’evento di Giove di cui abbiamo appena parlato, invece, dalle simulazioni al computer si è verificato nel 2 a. C., quindi all’incirca quattro anni dopo la nascita di Gesù quando lui, probabilmente, stava ancora a Betlemme.

Il resto è la storia che ci viene raccontata dai vangeli, ovvero i magi (che non sappiamo quanti fossero) arrivarono dal bambino porgendo i loro doni. Bambino che non era, però, nella mangiatoia, ma che probabilmente giocava con altri bambini, avendo già quattro anni: il problema è che i Vangeli furono scritti almeno 30 anni dopo questo episodio, basandosi su fonti mnemoniche (a memoria) delle persone che avevano vissuto questi eventi: scrivere qualcosa così tanto tempo dopo, unendolo poi agli errori delle trascrizioni medievali, fa sì che si creino alcune situazioni legate sì alla tradizione, ma che storicamente non corrispondono alla realtà. Come in questo caso.