Disponibili le prime “batterie per lo stomaco”: forniranno energia ai dispositivi medici


venerdì 30 settembre 2016
scritto da Valerio Guiggi

La tecnologia, e soprattutto la nanotecnologia, rappresenta il futuro della medicina. Per questo alcuni scienziati hanno inventato delle batterie da ingoiare che faranno funzionare i dispositivi medici all’interno del nostro corpo.

Una batteria da ingoiare che rimane nel nostro stomaco fin quando non si esaurisce. Questa è stata l’idea di alcuni ricercatori americani, idea che potrebbe addirittura rivoluzionare la medicina, offrendo possibilità che ad oggi sono inesistenti. I dispositivi medici, infatti, hanno bisogno per funzionare di energia, proprio come tutti gli altri dispositivi elettronici che ci circondano; la differenza è che mentre alcuni sono veri e propri macchinari, come quelli ospedalieri, le nanotecnologie stanno portando avanti sempre di più piccoli dispositivi che sono in grado di girare nel nostro corpo per diagnosticare malattie.

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Questi piccoli dispositivi, che solitamente hanno la forma di pillole e contengono al loro interno una piccola telecamera, vengono ingerite e girano sia nell’apparato digerente che in altri apparati, se sono provvisti delle funzioni apposite. Nel frattempo, con specifiche connessioni (come il Bluetooth) sono in grado di inviare delle immagini o, più in generale, delle informazioni al medico che ne monitora il percorso, per poter entrare all’interno dell’organismo senza però essere in alcun modo invasivi, come accade invece per le normali “scopie”. Un sistema intelligente, a cui però mancava un tassello, che era quello della batteria di lunga durata.


Proprio come succede per gli smartphone, infatti, tanta potenza significa tanta carica a disposizione; visto che le dimensioni, necessariamente, devono essere contenute, questo si traduceva in una batteria più capiente all’interno del dispositivo che faceva diventare queste microcamere delle pillolone difficili da inghiottire, per il paziente. Da qui l’idea di creare queste batterie esterne (praticamente sono delle PowerBank da stomaco) che rimangono, appunto, nello stomaco e ricaricano i dispositivi di passaggio.

La logica è semplice: una volta inghiottite queste batterie rimangono lì, ferme, in attesa che passi il dispositivo medico. Quando questo arriva si agganciano magneticamente e trasferiscono la loro carica per tutto il tempo necessario alla raccolta dei dati all’interno del corpo; man mano che, poi, la carica si esaurisce la batteria si degrada, così che quando sarà finita non ne rimarrà più nulla, i materiali di scarto finiranno nelle feci e sarà possibile inghiottire un’altra batteria per far funzionare per altro tempo i dispositivi medici.

Praticamente siamo andati a dividere il problema in due parti, che rimangono separate anche se in comunicazione, e nonostante per adesso questa idea sia solo sperimentale perché bisogna essere sicuri che le batterie non siano in alcun modo tossiche per l’organismo, l’idea appare comunque molto interessante. Perché visto che siamo letteralmente circondati da batterie intorno a noi, era chiaro che prima o poi saremmo arrivati ad averne anche dentro di noi; per adesso l’applicazione è solo di tipo medico, infatti, ma con la creazione di batterie biocompatibili chi ci assicura che in futuro non integreremo noi stessi un plugin USB per ricaricare i nostri smartphone? Solo il tempo ce lo dirà.